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Che cos'è l'acquapsicomotricità®?

acquapsicomotricità

Che cos'è l'acquapsicomotricità®?

La pratica acquaticopsicomotoria è il prodotto di uno sforzo di sintesi risultante dall’intersecazione teorica delle discipline pedagogiche, acquatiche e psicomotorie. Nella pratica dell’acquapsicomotricità non vi è un meticciamento confusivo delle discipline ma inclusivo, un lavoro di integrazione che tiene sempre ben presenti i confini tra una scienza e l’altra anche se si contaminano vicendevolmente nel corso della loro traduzione in pratica. Come un alchimista, l’operatore può avvalersi di elementi diversi per incontrare la multisensorialità dell’essere umano  e nel contempo coltivare un fare e un approccio educativo multidisciplinare. Miscelando i differenti elementi si avranno a disposizione una serie di pratiche per allestire creativamente e secondo una precisa programmazione: tempi, luoghi, attori e destinatari delle esperienze acquaticopsicomotorie. In tale scenario condurre l’altro attraverso il corpo diventa gesto che, come sosteneva Bachelard, è un educazione della materia. Questo significa andare oltre i tradizionali significati, i tecnicismi o le rigide prassi. Occorre avvalersi della teoria e delle metodologia, nonché degli elementi soggetti alla nostra attenzione come se fossero la sostanza magmatica costitutiva di ogni elemento. Progettando dispositivi formativi ed educativi si arriva quindi a manipolare sostanze vive, corpi collocati in specifici teatri formativi pronti a ospitare l’impastamento prodotto da diversi elementi.

La chiave di lettura adottata per interpretare l' acquaticopsicomotoria è rappresentata da una postura dello sguardo che non abbandona una visione intera della persona. Mi piace pensare che anche un contesto come quello acquatico, spesso considerato come spazio per la cura estetica del corpo, l’attività sportiva e le attività dedicate allo spazio per il tempo libero, possa invece rappresentare un’occasione per fornire un luogo in grado di introdurre un discorso sull’educazione della persona attraverso il corpo e il movimento espressivo, affettivo ed emozionale. Un  luogo dove  il movimento ed il corpo attraverso la mediazione dell’elemento acqua diventano, al di  là del mero funzionamento prestazionale, occasione di espressione, di crescita, di rinegoziazione dei significati mediati.
Oggi, si assiste a un approccio al corpo che asseconda un orientamento manipolatorio spesse volte rivolto solo alla cura dell’apparenza, invece che a una sua valorizzazione tesa allo sviluppo di una presa di coscienza e a una maggiore consapevolezza delle caratteristiche che ognuno di noi proietta in esso. Ho toccato con mano tale realtà attraversando professionalmente per vent’anni le strutture sportive natatorie e non ed è proprio in seguito a tale esperienza che inserire gli elementi e i concetti teorici legati alla pedagogia del corpo e del movimento e alla psicomotricità, diventò per me urgenza ed obiettivo. L’acquapsicomotricità nasce dopo anni di lavoro e sperimentazioni fino ad arrivare ad essere una disciplina certificata dal Centro Sportivo Educativo Nazionale riconosciuto dal CONI. Non è un metodo rigido e sistematico ma un approccio alla persona che si avvale nella sua concretizzazione pratica delle scienze pedagogiche e della disciplina psicomotoria e corporea che attinge a vari orientamenti metodologici inserendoli  dove  necessario, per la loro funzione o funzionalità nell’esperienza che si vuole offrire all’altro, come strumenti per proporre l’altro a se stesso all’interno di un contesto educativo alternativo.

Per comprendere il significato della parola acquapsicomotricità® è sufficiente analizzarne i termini costitutivi:
L'acqua: intesa non solo come il contesto fisico dove questo tipo di attività si svolge ma, specialmente, il modo del nostro corpo di stare ed agire in questo contesto. L’ambiente acquatico ha notevoli differenze da quello terrestre nel quale siamo abituati a stare. In acqua il nostro corpo ha la possibilità di essere vissuto e percepito in maniera totalmente diversa: più libera, più consapevole, più armoniosa. L’acqua ha la straordinaria capacità di farci percepire ogni nostro confine corporeo e, un attimo dopo, di lasciarci andare, di perderci. Le sue potenzialità sono infinite, è l’oggetto mediatore per eccellenza attraverso il quale l’individuo può ritrovare e riscoprire se stesso sotto un’ottica diversa attraverso una postura osservativa inedita, rinnovata rispetto agli abituali modi di percepirsi.
Il prefisso psico: indicante le inscindibili connessioni con la psiche ovvero con i processi, con la condizione della coscienza, è l’aspetto cognitivo, relazionale, emotivo. È la capacità di essere consapevoli del proprio corpo, delle sensazioni prodotte da una postura, da un movimento, è riuscire a stare ed agire nel contesto acquatico con la consapevolezza di ciò che si è, di ciò che si sta facendo.
La motricità: è l’aspetto prettamente motorio, è il movimento, l’attivazione dei centri nervosi e la capacità degli stessi di comandare la contrazione muscolare anche in relazione alle necessità connesse, alle esperienze mentali e comportamentali nonché all’ambiente circostante. Nell’incontro con i due prefissi precedenti acquista una valenza educativa volta al potenziamento e l’ampliamento delle possibilità di apprendimento.

L’acquapsicomotricità considera la persona nella sua totalità: corpo, mente, movimento e relazione, ed è un approccio inclusivo di più elementi quali: l’acquaticità, il movimento, la psicomotricità, le scienze pedagogiche, ed elementi della disciplina natatoria. Con essa non si tratta di trasmettere una tecnica ma, una filosofia, una condizione dello spirito, una disponibilità corporea che permette di accompagnare e condurre l’individuo all’interno di un percorso volto alla conoscenza di sè e dei propri modelli d’azione.
 
"Quando si parla di acquapsicomotricità si fa riferimento ad un approccio che racchiude i principi fondamentali dell’acquaticità associati e integrati all’educazione corporea e motoria e ai principi fondamentali della psicomotricità. Si tratta di un approccio pedagogico senza alcuna pretesa terapeutica o riabilitativa: un’educazione al corpo e al movimento che promuove un agire sostenuto da impulsi teorici forniti dalle scienze dell’educazione e dalla pratica psicomotoria.
L’approccio acquatico-psicomotorio può caratterizzare un discorso di tipo anche preventivo teso al raggiungimento di tutti quegli aspetti che, se non adeguatamente integrati, possono generare rotture, disagi e distorsioni interpretative della persona verso se stessa e verso l’ambiente circostante".

 
Si lavora con:
  • Tono
  • Postura
  • Comunicazione tonico-emozionale
  • Tempo
  • Dialogo tonico
  • Oggetti
  • Movimento e le sue espressioni
  • Il corpo nella relazione
  • Linguaggio del corpo
  • Spazio
  • Atto-azione
  • Ritmo

Al fine di:
intensificareridurre ed educare alla dimensione spazio-temporale, apprendere lo sviluppo psicomotorio in relazione ai processi psico-affettivi e relazionali, osservare e comprendere (nelle sue caratteristiche espressive) il comportamento psicomotorio e corporeo.

L’obiettivo è indurre ad esprimere il potenziale intrinseco mediante l’azione dell’educare attraverso il corpo, il movimento e la psiche (psicomotricità) e non fermarsi  a ciò ma continuare, preoccupandosi di trovare la giusta collocazione del contenuto emerso, orientandolo attraverso la formazione intesa nel suo significato etimologico come, il “dare forma all’azione/atto” verso ciò che corrisponde in modo significativo all’evolversi del soggetto in relazione alle sue personali caratteristiche ambientali, socio-culturali, famigliari e psicomotorie.

Acquapsicomotricità® è un marchio depositato che può essere utilizzato solo da utenze coinvolte nella rete di collaborazione di Mondo Liquido e dagli operatori formati previo consenso della Dott.ssa Moira Fautini.
 

IL CARATTERE EDUCATIVO DELL’ACQUAPSICOMOTRICITÀ®

Con carattere educativo dell’acquapsicomotricità intendo riferirmi alla parola educativa che sempre accompagna la disciplina da me presentata. Tocchiamo a tal proposito un argomento delicato, legato alle numerose e attuali discussioni in ambito psicomotorio per quanto riguarda la distinzione tra educazione e terapia. Dall’istituzione del corso di laurea triennale di Tecnico della Neuro e Psicomotricità, per la psicomotricità, ma soprattutto per gli psicomotricisti tale questione è diventata la matassa da districare in merito all’individuazione degli ambiti di competenza e delle loro possibilità di azione. L’aggiunta della parola educativa, ha come finalità il rafforzare il senso del fare intrinseco alla disciplina, che si configura essere meramente educativo e rieducativo e non riabilitativo o terapeutico.  Nell’ottica dell’educazione e prevenzione è possibile fornire un contesto educativo alternativo dando sfogo alla psicomotricità naturale, in un ambiente piacevole, protetto e privilegiato nel qual poter osservare i comportamenti e le eventuali difficoltà. In questo modo ritardi o problematiche più o meno grandi potrebbero essere individuati precocemente evitando dannose strutturazioni di disturbi psicomotori che potrebbero evolvere in quadri più gravi e difficilmente recuperabili se non con tempestivi interventi mirati. Dall’istituzione del corso di studi in Consulenza Pedagogica, all’interno della quale vengono impartite le più innovative metodologie in campo  di consulenza pedagogica e  progettazione educativa, ho appreso un diverso modo di pensare al concetto di cura. Si tratta di un concetto che implica, per prima cosa, l`affermare che non  si tratta nè di cura terapeutica, nè di cura famigliare. La cura educativa è cura esistenziale che vede agire elementi intrinseci alle azioni  dell`educare e del formare(1), ciò consente all`altro di scoprire e sperimentare le proprie potenzialità, fenomenologicamente rintracciabile in tutte le situazioni che abbiamo imparato a chiamare educative e formative. La cura nell’acquapsicomotricità diventa Epimeleia ovvero attenzione per ciò che accade dentro e fuori di noi. La cura diventa così un tipo di sguardo sul mondo, sulle cose, sulle azioni che si fanno(2).
Ognuno con le proprie competenze può agire la professione dell’operatore in acquapsicomotricità senza incorrere in limiti di natura legislativa e deontologica nel massimo rispetto delle competenze e dei campi disciplinari. Coloro che attualmente frequentano i corsi di formazione provengono da diversi indirizzi formativi (scienze motorie, scienze psicologiche , scienze dell’educazione, psicologi e psicoterapeuti, educatori professionali socio-sanitari e socio-educativi, ostetriche, psicomotricisti, tecnici della neuro e psicomotricità). Nei corsi vi è un numero considerevole anche di tecnici di settore specializzati quali: istruttori di nuoto, operatori olistici, operatori yoga o ginnastica posturale etc. Per coloro che dimostrano attitudine, motivazione e competenza già acquisita o possiedono una formazione nelle attività acquatiche maturata in altre scuole non è precluso l’accesso, anzi, la loro presenza ai corsi ha dimostrato di arricchire ulteriormente le risorse del gruppo. In tali casi potranno essere aggiunti dei moduli teorici integrativi erogati on-line affinché possano frequentare senza alcuna difficoltà.
 
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(1)
Palmieri Cristina, Non di sola relazione, 2008, Mimesis Edizioni, Milano.
(2) L. Formenti (a cura di) “Attraversare la cura. Relazioni, contesti e pratiche della scrittura di sé”, Erickson 2009, pag.9.



DALL'ACQUATICITA' ALL'ACQUAPSICOMOTRICITA': LA NASCITA DELLA SCUOLA DI ACQUAPSICOMOTRICITA'®

Molti sono stati i passi compiuti sulle metodologie utilizzate per far familiarizzare il bambino con l’elemento acqua. Oggi, nel territorio italiano vi sono differenti scuole di pensiero alla base delle quali troviamo diversi orientamenti filosofici e teorici. Ognuna di esse ha un personale modo di concepire tali attività; il distinguo, oltre che per la filosofia adottata, va ricercato nelle modalità, nella sequenzialità delle proposte, nell’allestimento del contesto di lavoro e per i professionisti coinvolti.

Il significato dato all’attività è direttamente proporzionale al profilo formativo di chi ne sta a capo; se il fondatore della scuola ha un profilo formativo prettamente motorio disporrà di una cultura specifica in tale disciplina che inevitabilmente avrà la meglio all’interno della metodologia di lavoro adottata. Questo è un punto di fondamentale importanza oggi, in quanto sembra essere il principale motivo di scontro per chi è coinvolto nella gestione di tali attività.
Per quanto mi riguarda, l’importante è che si proceda senza perpetuare la storica dicotomia cartesiana: o solo corpo, o solo mente. Anche in tali disciplina: E’ bene considerare la persona nella sua totalità: corpo, mente, movimento e relazione. La disciplina acquatica o l’acquaticità per l’infanzia, sembra oggi essere arrivata a un punto nel quale diventa urgente una sua sistematizzazione.

Le differenti scuole italiane sull’acquaticità hanno fatto e lavorato molto per definirsi mediante un metodo o attraverso una specifica metodologia. Tutte le persone da loro formate negli ultimi quindici anni hanno anch’esse aperto agenzie formative minori che perseguono gli insegnamenti appresi con apporti e modifiche maturate attraverso la propria esperienza personale. Ed è cosi che i modi di insegnare in acqua risultano essere improntati a  personalismi e confusi nei loro contenuti essenziali. Nella relazione da me scritta e presentata al primo congresso delle attività acquatiche tenutosi a Torino nel 2007 (“La filosofia dell`acquamotricità Faustini-Oliva”) affermavo, oltre a tali questioni, che vi fosse la necessità e l’urgenza di sistematizzare, individuando delle tappe formative obbligatorie destinate all’utenza; precisando i contenuti al fine di evolverli in una specifica didattica la quale poi nel rispetto dei differenti orientamenti poteva essere  sviluppata in una direzione piuttosto che in un'altra. Ho da sempre sostenuto l’urgenza di precisare il profilo professionale delle persone coinvolte, individuarne le caratteristiche e le competenze, limiti istituzionali e possibilità di azione affinché essa fosse in linea con le richieste formative sempre più complesse ed articolate; all’interno di una sorta di codice deontologico  che non deve dimenticare di considerare, si il  ruolo riconosciuto al bambino e quali sono i diritti ad esso riservati (com’è già stato fatto) ma anche il senso attribuito a tali attività all’interno del programma o dei modi adottati.
Vi è un altro particolare da considerare: l’acquaticità si rivolgeva soprattutto ad una fascia d’età che va dai tre mesi ai tre anni dopo di che si continuava a sentir parla di propedeuticità natatoria; la situazione ha subito poi un’ ulteriore peggioramento nel momento in cui si è entrati  in contatto con l’età adulta dove il muoversi in acqua significa dimagrire o tenersi in forma con le attività natatorie o di fitness. L’incoerenza in tale situazione era rappresentata dai buoni principi che subiscono una brusca interruzione nella pratica, in quanto non trovano una propria evoluzione in età successive a quella generalmente considerata. Se l’obiettivo delle attività acquatiche dedicate all’infanzia è riassumibile nell’offrire occasioni stimolanti e divertenti, scoprire e sperimentare l’acqua attraverso il corpo e il movimento, favorire lo sviluppo psicomotorio; perché non dovrebbero essere riproposti oltre l’età in questione. Un altro punto essenziale in tal senso era la necessità di procedere con coerenza cercando di far collimare i principi contenuti nell’acquaticità con le tradizionali forme d’insegnamento del nuoto. Per meglio intenderci,  ritengo possibile inserire  una sorta di didattica sulle tecniche e sulle metodologie educative all’interno dei corsi tradizionali. Un manuale operativo che oltre agli aspetti meramente tecnici tenga conto dei principi legati all’acquaticità integrati a delle chiare indicazioni su alcuni aspetti relativi alle pratiche e metodologie educative  d’insegnamento e all’approccio alla persona “intera”, modalità, atteggiamenti, strategie di proposta, organizzazione delle attività e primo fra tutti: la presa in carico della persona e il senso del fare.

In coerenza con quanto sostenevo, nel 2007, ho inaugurato ufficialmente presso la Federazione Progetto Italia i corsi di formazione per operatori di acquapsicomotricità. Un anno più tardi, si aprì anche la mia collaborazione con la Dottoressa Battaglia responsabile della scuola di psicomotricità di Brescia (prima come allieva ed oggi come collaboratrice), presso la quale si diede vita, insieme alla collaborazione di altri colleghi (Dott.ssa Cabini, Dott. Cappon) al corso di formazione in “ La mediazione dell’acqua in Psicomotricità” offrendo un percorso di formazione intensivo.
Dal 2012 a Giugno 2013 il progetto della scuola è transitato temporaneamente per l’Università dell’acqua erogando corsi in collaborazione.

Oggi la scuola di acquapsicomotricità è una realtà autonoma dal nome “Mondo Liquido”, certificata CSEN/CONI, che propone corsi di formazione in tutta Italia formando un considerevole numero di utenze all’anno.
All’interno delle pratiche professionali da me maturate con l’avanzare dell’esperienza sul campo, avvertivo sempre più la necessità di dare maggior spessore interpretativo alla dimensione corporea e agli  elementi ad essa relativi. In una cornice squisitamente pedagogica, si percepiva la necessità di inserire anche la disciplina psicomotoria e il suo corpo teorico di riferimento al fine di poter usufruire di tutti quei concetti atti a fornire una corretta interpretazione dei corpi in gioco all’interno delle scene educative ed in supporto ai processi di significazione delle sequenze di azioni costitutive.

La formazione corporea ed educativa maturata con le scienze dell’educazione, l’integrazione posturale transpersonale (video descrittivo), la disciplina psicomotoria ed infine con il corso di laurea in scienze pedagogiche mi ha dato modo di incanalare saperi diversi ed interconnessi per dare forma alla disciplina acquaticopsicomotoria. Dall’intersecazione armoniosa degli elementi c’è stata la possibilità di pensare ad una pratica dall’approccio multidisciplinare.

Nella costruzione della descrizione della disciplina sono stati diversi i contributi pervenuti nel corso del tempo da parte di miei studenti  che all’interno degli elaborati finali non hanno mancato di avanzare la loro personale descrizione traducendo parte delle mie lezioni in aula. Contributi arricchenti pervengono puntualmente anche dai miei collaboratori che ringrazio vivamente per la loro professionalità, competenza, per la fiducia concessami e per la loro presenza nel progetto formativo.

 
AMBITI DI APPLICAZIONE DELLA DISCIPLINA
Le attività acquatico psicomotorie e ambiti di applicazione della disciplina
 
Ambiti di applicazione dell’Acquapsicomotricità Contesti di lavoro
Attività per la preparazione al parto Centri natatori
Strutture sanitarie
Centri benessere
Associazioni
attività professionale privata
attività individualizzate
Attività per genitori e bambini o-3 anni Asili nido
Strutture per l’infanzia
Cooperative
Strutture natatorie
Attività per bambini 3-6 anni Scuole dell’infanzia
Strutture natatorie
Centri estivi per bambini
Comunità minori
Attività individualizzate per soggetti diversamente abili o con bisogni educativi speciali Associazioni
Centri riabilitativi
Centri diurni
Strutture natatorie
Cooperative
Centri psichiatrici
Attività per pre-adolescenti e adolescenti Istituzioni scolastiche
Comunità minori
Cooperative sociali
Centri per la riabilitazione dei disturbi alimentari
Centri per la riabilitazione psichiatrica
Attività per la terza età Case di riposo
Centri diurni per aziani
Centri residenziali
Circoli
Associazioni

Già da una prima osservazione della tabella, si evince che tutte le attività hanno un comune denominatore: l’acquapsicomotricità. La differenza sostanziale, invece, è rappresentata dall’utilizzo che di essa si fa. Le proposte, gli obiettivi, le finalità e soprattutto il diverso modo di utilizzare il movimento del corpo immerso nel liquido, sono i requisiti in relazione ai quali i progetti e le programmazioni relative ad ogni settore diventano concretizzabili in attività e proposte. In alcuni casi, specialmente quando i destinatari dell’esperienza non sono più bambini piccoli l’attività prende il nome di educazione al corpo e al movimento secondo l’approccio psicomotorio oppure attività ludica espressivo e psicomotoria.


ORGANIZZAZIONE ED EROGAZIONE DEI PERCORSI FORMATIVI

La formazione può essere erogata secondo due diverse modalità:
-corsi intensivi in presenza integrati da lezioni on-line e piattaforme di discussione;
-moduli Monotematici integrati da lezioni on-line e piattaforme di discussione.
 
Il partecipante può scegliere di frequentare uno o più corsi all’interno del percorso formativo.  Attualmente la realtà formativa responsabile della formazione di tale figura è rappresentata da MONDO LIQUIDO ente formativo gestito a livello amministrativo dal CEMM (Centro per l’Educazione corpo Mente e Movimento) in collaborazione con l’Associazione Sportiva dilettantistica Acquapsicomotricità e dintorni le quali, attraverso la Scuola di Acquapsicomotricità  abilitata all’insegnamento  dal Centro sportivo educativo Nazionale CONI.
Il profilo formativo in entrata richiesto ai partecipanti alla formazione comprendente indirizzi quali: scienze della formazione e dell’educazione, scienze pedagogiche e psicologiche, tecnico della neuro e psicomotricità, ostetriche, fisioterapisti, psicomotricisti e tecnici di settore (istruttori di nuoto) con esperienza pregressa da valutare all’atto dell’iscrizione. Per coloro che dimostrano attitudine, motivazione e competenza già acquisita o possiedono una formazione nelle attività acquatiche maturata anche in altre scuole non è precluso l’accesso, anzi, la loro presenza ai corsi ha dimostrato di arricchire ulteriormente le risorse del gruppo. In tali casi potranno essere aggiunti dei moduli teorici integrativi erogati on-line affinché possano frequentare senza alcuna difficoltà. Ognuno con le proprie competenze può agire la professione dell’operatore in acquapsicomotricità senza incorrere in limiti di natura legislativa e deontologica nel massimo rispetto delle competenze e dei campi disciplinari. Coloro che attualmente frequentano i corsi di formazione provengono da diversi indirizzi formativi (scienze motorie, scienze psicologiche , scienze dell’educazione, psicologi e psicoterapeuti, , educatori professionali socio-sanitari e socio-educativi, ostetriche, psicomotricisti, tecnici della neuro e psicomotricità) e da diverse esperienze  professionali. Per chi invece inizia per la prima volta a volgere lo sguardo al mondo dell’acqua e delle attività acquaticopsicomotorie vi è un servizio di tutoraggio e consulenza attivata al fine di dare supporto e orientamento.
 
L’ITER FORMATIVO

Il percorso formativo in acquapsicomotricità prevede l’acquisizione di conoscenze concernenti le seguenti tematiche:
  • Prenatale;
  • Neonatale (3 mesi -3 anni);
  • Prescolare(3-6 anni);
  • Disabilità;
  • Autismo;
  • Terza età;

Gli insegnamenti base caratterizzanti i percorsi formativi sono:
- elementi di anatomia e sviluppo psicomotorio;
- psicologia;
- pedagogia;
- elementi costitutivi della disciplina psicomotoria;
- metodi e tecniche di progettazione e programmazione di attività e interventi;
- comunicazione efficace;
- fondamenti della relazione educativa e della relazione d’aiuto;
- elementi costitutivi della disciplina acquatico-psicomotoria;
- laboratori corporei acquatico motori secondo l’approccio educativo e psicomotorio;.
 Si riconoscono come contenuti teorico –pratici essenziali:
- metodi e pratiche acquatico-psico-motorie differenziate per età, tipologie di utenza e caratteristiche strutturali del contesto di lavoro;
- metodi e tecniche di progettazione e programmazione delle attività e dei singoli incontri;
- metodi di osservazione, valutazione e verifica;
- metodi di documentazione dell’attività e del singolo caso;
- percorsi esperienziali e laboratoriali di Acquapsicomotricità educativa;
- deontologia ed etica della professione: rispetto dei differenti ambiti e confini professionali, chiara distinzione tra intervento educativo, rieducativo, riabilitativo e terapeutico, riconoscimento del proprio profilo professionale e riconoscimento delle possibilità di azione in relazione alle caratteristiche del contesto di lavoro, all’utenza e al bagaglio formativo posseduto ex ante la formazione in acquapsicomotricità;
- metodi di conduzione e gestione dei gruppi di lavoro;
- metodi e tecniche comunicative e conversazionali;
- metodi e pratiche ludiche espressive e psicomotorie;
- tecniche di gestione della relazione di aiuto.

Nei diversi corsi tali elementi sono sviluppati in modo differenziato a seconda della specifica tematica.

La responsabile dei processi formativi
Dott.ssa Moira Faustini

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