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Aquapsicomotricità e Autismo

migliorare con l'acqua i sintomi dell'autismo

Aquapsicomotricità e Autismo

L'autismo, nei bambini come negli adulti, è per definizione una condizione di chiusura. A questa chiusura vogliamo contrapporre un'educazione motoria che, attraverso la mediazione dell'acqua e degli operatori specializzati - psicomotristi, istruttori, operatori sanitari, educatori e altri - renda possibile il contatto.

La descrizione delle attività può essere compresa solo se collocata nella storia esperienziale e professionale, costruita dopo anni di lavoro, di un gruppo di persone che hanno creduto e credono tutt’oggi, all’importanza di radicare la dimensione educativa del corpo e del movimento nelle strutture destinate alla gestione e alla conduzione di attività sportive multidisciplinari, tra le quali quelle natatorie e acquatico-psicomotorie. Il gruppo di lavoro responsabile della progettazione, programmazione delle attività ludiche, educative, espressive e psicomotorie realizzate all’interno di tali realtà lavorative, considerate dallo stesso, agenzie educative e socializzanti a tutti gli effetti3, è formato da persone con differenti profili professionali costituitosi in una a.s.d. dal nome"Educazione e Movimento" (l’attività e lo staff Operativo da due anni è di competenza dell’Ass. Acqua-Psicomotricità e Dintorni). La ragione d’essere dell’Associazione è rappresentata dalla ferma intenzione di contribuire alla diffusione di un ritorno al corpo e al movimento, individuando in essi, un potenziale di notevole entità se adeguatamente interpretato e inteso come canale mediante il quale, diventa possibile richiamare un discorso autentico della persona nell’inscindibile rapporto mente-corpo e movimento.
Agiamo considerando che il corpo e il movimento siano dimensioni coinvolte in prima linea nel lavoro di costruzione della persona e che essi siano in grado di definire i profili e gli accenti cognitivi, affettivi, emozionali, relazionali e comunicativi di ognuno di noi. Sono ben note le possibili conseguenze dell’assenza di una loro considerazione univoca e di quanto sia invalidante l’instaurarsi di una loro discrepanza. Il procedere sincronico del corpo, della mente e del movimento e soprattutto un’educazione in tal senso, può anche arrivare a caratterizzare un discorso di tipo preventivo, teso al raccoglimento di tutti quegli aspetti che, se non adeguatamente integrati, generano delle rotture capaci di provocare disagi e distorsioni interpretative della persona verso sè stessa e verso l’ambiente circostante. Pensiamo fermamente che niente sia possibile se non attraverso il corpo e il movimento, ed è per tale ragione che, un’educazione all’ascolto e alla consapevolezza risulta essere fondamentale per evidenziare i continui legami esistenti tra mente e organismo. D’Aquino sosteneva che: “nell’intelletto non vi è nulla che prima non sia stato nei sensi”. Pensiamo perché sentiamo: le nostre elaborazioni cognitive sono manifestazioni di ciò che attraversa il corpo, ed è per tale ragione che, allenarsi ad ascoltare, a individuare le differenti connessioni tra percezioni esterne ed interne e alle emozioni percepite in conseguenza ad un movimento spontaneo o indotto che sia, riferito e contestualizzato all’interno di una determinata esperienza vissuta, risulta essere di fondamentale importanza al fine di acquisire un livello di consapevolezza atto a favorire la spiegazione dei nostri comportamenti e le emozioni ad esso conseguenti. 
 
L’impegno a tradurre tali argomentazioni in realtà concreta mediante anni di sperimentazione, ha dato origine ad una serie di attività inedite, che a loro volta hanno contribuito alla nascita di una serie di percorsi specifici sull’educazione alla consapevolezza corporea e motoria espressi in percorsi per l’infanzia, l’adolescenza, l’età adulta e l’attività di acquapsicomotricità educativa con e per bambini autistici.
 
La propulsione al fare caratterizzante il nostro agire è sostenuta dagli impulsi teorici forniteci dalle scienze dell’educazione sostenuta dalla pratica psicomotoria.


Le attività di acquapsicomotricità educativa con bambini autistici
 
La diffusione della dimensione pedagogica del corpo e del movimento, associata agli aspetti essenziali caratterizzanti la disciplina psicomotoria, acquistano maggior importanza nel momento in cui vi è la possibilità di educare con il corpo e il movimento in situazioni in cui, questi, sono talvolta gli unici canali a disposizione per rapportarsi con sè stessi e con la realtà esterna. Questo è il caso dei bambini autistici, con l’aggravante dovuta all’impossibilità di usufruire di un uso corretto delle informazioni percettive, interne o esterne che siano. Per tale ragione, si è pensato che il contesto acquatico potesse rappresentare un modo attraverso cui poter far accedere il bambino alla possibilità di amplificare le proprie capacità di percezione. 
In tal senso l’acqua si presenta come mediatore comunicativo e relazionale di esperienze e vissuti corporei e motori; l’acqua racchiude in sé la capacità di mettere l’individuo a stretto contatto con i propri confini, ma è anche un canale attraverso il quale è possibile lasciarsi andare verso il rilascio di tensioni corporee, motorie ed emotive. L’attività corporea e motoria realizzata in acqua (acquapsicomotricità4) con bambini autistici, permette di costruire un contesto educativo alternativo capace di stimolare i bambini ad entrare in relazione con l’altro, favorendo l’instaurarsi di molteplici opportunità di interazion e e comunicazione. L’acqua può anche aiutare a ripristinare i ritmi frenetici (spesso associati alla sindrome autistica) perché capace di richiamare alla calma, alla tranquillità e alla leggerezza, fornendo nel contempo, una vasta gamma di sensazioni altrimenti impossibili nel contesto terrestre. L’associazione della scoperta al piacere dello stare in acqua, aiuta a mantenere un’attenzione e una partecipazione da parte del bambino, pressoché costante e inalterata nel tempo. Inoltre l’acqua, rappresenta una sorta di palestra naturale all’interno della quale è possibile offrire una vasta gamma di opportunità motorie ed esperienziali. L’educazione all’acqua, va sviluppata nel senso della sua percezione in relazione agli spostamenti corporei e motori e alla qualità dell’azione idonea a realizzarli. La finalità dell’attività è rappresentata dallo stare e agire in acqua e godere dei benefici propri di tale elemento. Questo è il nostro obiettivo principale, dopo l’intesa relazionale e il vivere l’intera esperienza in modo positivo. Il lavoro educativo, acquatico e psicomotorio viene inserito gradualmente, solo dopo aver raggiunto tali condizioni, in quanto “inserire” presuppone sempre una modalità più direttiva da parte dell’operatore che non è sempre consigliabile nelle prime fasi dell’esperienza. 
 
Tutti gli operatori coinvolti utilizzano le stesse modalità operative, anche se ognuno di loro personalizza i propri interventi contestualizzandoli alla situazione. Un importante strumento operativo è rappresentato dalla capacità di saper cogliere le opportunità che si presentano, attraverso la giusta predisposizione dei materiali, un corretto utilizzo degli spazi, il massimo rispetto dei ritmi e dei tempi del bambino in relazione a sé, al gruppo, alle proposte, agli operatori. In tal senso, l’azione educativa potrà essere caratterizzata da atteggiamenti attenti e consapevolmente orientati a comunicare in un determinato modo e, a seconda del messaggio, che è nostra intenzione trasferire, preoccupandoci poi di considerarne l’effetto, al fine di poterlo raccogliere e nuovamente orientare. 
L’azione educativa è sempre soggetto di relazione, configurandosi come spazio nel quale si assiste a una vera e propria negoziazione di significati, costruiti attraverso metafore corporee e motorie capaci di trasferire contenuti educativi in grado di andare oltre l’utilizzo delle tradizionali modalità comunicative. L’elemento fondamentale che caratterizza l’approccio adottato, è rappresentato dalla capacità di vedere, sentire, ascoltare e aggiustare il proprio corpo in movimento in relazione ed in interazione a quello del bambino; se la risposta del bambino ad una nostra richiesta risulta essere inadeguata, prima di chiederci cosa non è in grado di fare il bambino è bene chiedersi cosa non stiamo facendo, ascoltando, sentendo noi. Nel momento in cui ci si trova a stretto contatto fisico con il bambino, diviene necessario essere in grado di capire dal suo dialogo tonico, dalla sua iper o ipotonia che cosa ne sta facendo dell’esperienza che in quel momento gli stiamo offrendo. Nel caso in cui, il bambino dimostra una spiccata ipertonia, non si andranno a proporre movimenti veloci, frenetici, ampi, ne tanto meno ci si ostinerà a ottenere un marcato contatto fisico. Si dovrà lavorare sul rilassamento e sulla possibilità di aumentare il suo livello di tolleranza al contatto. 
Considerando che la pelle è un organo a tutti gli effetti e che rappresenta una possibilità sensoriale importante per il nostro corpo, si andranno ad offrire in modo graduale, le stimolazioni tattili provocate dal contatto fisico, assicurandoci che queste vengano correttamente accettate e metabolizzate da parte del bambino. Nell’approccio attraverso il corpo e il movimento con il bambino autistico, è importantissimo prestare attenzione alle cinque vie sensoriali (tatto, vista, udito, gusto, olfatto) al fine di catturare ed arginare gli elementi funzionali da quelli invece capaci di generare scatti inattesi. Alcune stimolazioni vengono percepite per eccesso (iperpercezione) o per difetto (ipopercezione), causando inadeguate comprensioni dell’informazione e a tal proposito è bene imparare a leggere gli atteggiamenti sensoriali in relazione allo stimolo proposto, al fine di modulare e gestire l’inserimento dello stesso (tolleranza allo stimolo percettivo). A livello operativo questo significa rivedere le modalità e gli atteggiamenti quali: l’utilizzo della voce, il ritmo del movimento, il dialogo tonico, lo spazio scelto per operare in relazione alle competenze già presenti e a quelle ancora da acquisire. La formazione dell’operatore a tal proposito, risulta essere di fondamentale importanza. L’operatore responsabile delle attività deve possedere un bagaglio formativo caratterizzato da un sapere di tipo psicopedagogico, psicomotorio oltre che aver maturato un percorso di indagine personale a livello corporeo e acquatico-motorio. 
 
L’attività viene realizzata mediante progetti scolastici ed extrascolastici che vedono coinvolti in prima linea genitori e insegnanti.
 
La prima edizione del progetto, realizzata nel 2006 è nata grazie alla volontà di collaborazione dell'associazione "Autismando" (Associazione genitori bambini con autismo - Presidente Paolo Zampiceni).  Il coordinamento dell’attività dalla sua nascita  fino ad oggi è di competenza della Dott.ssa Moira Faustini.
 
Articolo tratto da: "Le potenzialità pedagogiche del corpo e del movimento" Dott.ssa Moira Faustini (2005).