Scrivici: segreteria@mondoliquido.it
Chiamaci: +39 392 1608853
+39 338 2746285

Acquapsicomotricità e Disabilità

disabilità e educazione psicomotoria in acqua

Acquapsicomotricità e Disabilità

Il lavoro con la disabilità, i progetti per favorire l'integrazione, le tematiche poste dalla disabilità nei bambini - anche in relazione alla necessità di salvaguardarne uno sviluppo psicofisico al massimo delle loro potenzialità - sono altrettante sfide per gli operatori e le realtà associative legate alla tutela dei disabili. Mondo Liquido condivide queste sfide.

Particolare è l’attenzione riservata a questo settore così come per l’autismo e i disturbi generalizzati dello sviluppo. L’intenzione, realizzata poi nel corso del tempo, è stata fin dal principio rappresenta dal poter riordinare tutti quegli elementi che, presenti nelle attività realizzate in acqua rivolte ai bambini diversamente abili, troppo spesso venivano lasciati al caso, come: la scelta della figura professionale responsabile dell’attività, la possibilità di poter formulare un progetto individualizzato e specifico alle reali esigenze e necessità del bambino, la collaborazione con équipe multidisciplinari, coinvolgere i genitori nelle attività in acqua specialmente se molto piccoli, la possibilità di documentare il lavoro svolto e infine la possibilità di compilare delle relazioni conclusive inerenti al lavoro, alle modalità adottate nonché ai risultati raggiunti . Nel corso del tempo bambini e ragazzi con diverse patologie hanno potuto usufruire delle attivitàp di acquapsicomotricità avvalendosi di un contesto ricco, potenziante e stimolante fuori dall’ambito riabilitativo e terapeutico, di percorsi di integrazione studiati "ad hoc" in relazioni alle reali esigenze dei bambini/ragazzi. Dall’infanzia agli adulti, dalle scuole dell’infanzia alle scuole medie, fino a fornire un nuovo modo di guardare alle attività in acqua anche nei centri socio educativi e CDD.

Ringrazio Beatrice e Alex, genitori di Alberto e Sara (nella foto) per avermi permesso di accompagnare descrizioni di attività e corsi di formazione ai volti dei loro bambini. Un ringraziamento particolare va ad Alberto  (nella foto a destra) il bambino più famoso dell'acquapsicomotricità.

A seguire, per meglio comprendere cosa intendiamo, viene riportata un'intervista realizzata da Giulia Lino alla Dott.ssa Faustini relativamente alle attività di acquapsicomotricità educativa e disabilità:


Dottoressa Faustini, da molti anni lei si occupa di acquaticità secondo un approccio educativo ad indirizzo acquatico-psicomotorio. Può spiegare cosa caratterizza con esattezza l’acquapiscomotricità educativa?

Quando si parla di acquapsicomotricità si fa riferimento ad un approccio che racchiude i principi fondamentali dell’acquaticità associati e integrati all’educazione corporea e motoria e ai principi fondamentali della psicomotricità. Si tratta di un approccio pedagogico senza alcuna pretesa terapeutica o riabilitativa: un’educazione al corpo e al movimento che promuove un agire sostenuto da impulsi teorici forniti dalle scienze dell’educazione e dalla pratica psicomotoria.
L’approccio acquapsicomotorio può caratterizzare un discorso di tipo anche preventivo teso al raggiungimento di tutti quegli aspetti che, se non adeguatamente integrati, possono generare rotture, disagi e distorsioni interpretative della persona verso se stessa e verso l’ambiente circostante.
Tommaso D’Aquino sosteneva che “nell’intelletto non vi è nulla che prima non sia stato nei sensi”. Allenarsi e allenare il bambino ad ascoltare e individuare le connessioni tra percezioni interne ed esterne è fondamentale, così come risulta di primaria importanza educare il piccolo ad una progressiva sincronia tra corpo, mente e movimento. È per questo motivo che l’acquapsicomotricità educativa promuove la sperimentazione attraverso un lavoro di consapevolezza corporea, rispetto a un contesto piacevole a trama ludica.
 
 
Potrebbe indicare alcuni strumenti operativi da lei adottati nell’ambito dell’acquapsicomotricità con i bambini disabili?

Uno strumento operativo che personalmente considero di grande rilevanza è la capacità dell’operatore di saper cogliere le opportunità che si presentano, attraverso la giusta predisposizione di materiali e spazi e nel massimo rispetto dei ritmi e dei tempi del bambino. È fondamentale che l’operatore presti massima attenzione alla comunicazione e agli effetti che da questa scaturiscono, al fine di poterli raccogliere e nuovamente orientare, in una continua negoziazione di significati.
Uno degli elementi distintivi dell’approccio adottato è costituito proprio dalla capacità di vedere, sentire, ascoltare e aggiustare il proprio corpo in movimento, in relazione e interazione con quello del bambino. Può a volte succedere che la risposta di un bambino ad una nostra richiesta risulti inadeguata. In quei casi, come sosteneva Jung “prima di voler modificare qualche aspetto in un bambino, sarebbe meglio scoprire se non si tratti di qualcosa che possiamo piuttosto cambiare in noi stessi”. Prima di domandarci cosa il bambino non sia in grado di fare, è bene chiedersi cosa non stiamo facendo, ascoltando e sentendo noi.
Nell’approccio attraverso il corpo e il movimento con il bambino autistico, è infatti importantissimo prestare attenzione alle cinque vie sensoriali, in modo da catturare e arginare gli elementi funzionali, separandoli da quelli capaci invece di generare scatti inattesi. Capita che alcune stimolazioni vengano percepite per eccesso e altre per difetto, causando inadeguate comprensioni dell’informazione.
Una buona lettura delle risposte sensoriali allo stimolo proposto permette all’operatore di valutare con attenzione la tolleranza del bambino a quello specifico stimolo percettivo. A livello operativo questo si traduce in una revisione delle proprie modalità comunicative corporee ed extracorporee, tra cui l’uso della voce, il ritmo del movimento e il dialogo tonico.
Esiste infine un altro concetto fondamentale nell’attività acquapsicomotoria, soprattutto nell’ambito della disabilità. Mi riferisco all’apertura, che insieme all’integrazione, al piacere e al divertimento costituisce uno degli obiettivi distintivi delle attività in acqua.
Risultano a tal fine particolarmente indicate le attività di Water Bodywork, una modalità di lavoro in acqua, derivato dall’Integrazione posturale ad orientamento transpersonale del dottor Massimo Soldati.
 
Quali sono dal suo punto di vista i cardini del percorso formativo di un operatore, che lavori nell’ambito dell’acquapsicomotricità?

L’operatore con un approccio acquapsicomotorio deve possedere un bagaglio formativo caratterizzato da un sapere di tipo psicopedagogico e psicomotorio, oltre ad aver maturato un percorso di indagine personale a livello corporeo e acquatico-motorio.
Una formazione dunque che coinvolga corpo e movimento e che consenta di raggiungere, attraverso le proprie conoscenze, una preparazione specifica e strettamente collegata alle esigenze personali, formative e lavorative.
Chi intende educare deve possedere delle buone conoscenze pedagogio-formative, ma queste da sole non bastano se vi è l’intenzione di educare al corpo e al movimento. Occorre infatti integrare al sapere pedagogico un sapere di tipo corporeo e motorio. Colui che lavora per promuovere negli altri un’integrazione a diversi livelli, deve in prima persona lavorare per diventare “uno”.
Non è sufficiente essere un operatore, bisogna essere un operatore “intero”.
Vi sono differenti metodi attraverso cui avviarsi verso un auto-educazione alla corporeità e al movimento: l’educazione psicomotoria, l’euritmia, il metodo Feldenkrais, l’acquaticità, le attività teatrali, i giochi motori e corporei di gruppo caratterizzati da attività ludico espressive, il pilates, lo yoga e le attività sportive in generale. Lavorare con il corpo implica lavorare a partire dal corpo.
Attraverso l’essere dentro e fuori dal soggetto, attraverso il corpo espresso dal movimento, si individuano il giusto spazio e la giusta distanza necessari ad istaurare una corretta relazione educativa. Affinché colui che educa sia in grado di leggere correttamente il linguaggio corporeo dell’altro è necessario che egli stesso conosca e viva positivamente la propria corporeità.
Per svolgere questo tipo di lavoro risulta dunque fondamentale un’educazione personale all’attività ludico-espressiva. L’operatore deve saper giocare ed essere capace di individuare il momento giusto in cui è possibile entrare, aggiustare, sistemare o aggiungere nuovi ingredienti all’azione educativa in corso. La sua preparazione deve includere l’acquisizione di strumenti atti alla rielaborazione di esperienze e significati: capacità di osservazione e di ascolto non solo degli altri, ma anche e soprattutto di se stesso, del proprio comportamento e dei propri errori.
Non è tanto l’esperienza in sé ad avere importanza, quanto piuttosto quello che ne facciamo. Nell’ambito dell’acquapsicomotricità, l’operatore capisce ciò che funziona e ciò che non funziona nella concretezza dell’esperienza stessa. Diventa in questo senso indispensabile un monitoraggio continuo del proprio agire, così da poter modificare il proprio operato nel migliore dei modi.
 
Come viene coinvolto il genitore nelle attività di acquapsicomotricità del figlio? Fino a quale età del bambino è prevista la sua partecipazione attiva al lavoro in acqua?

La presenza in acqua del genitore è prevista indicativamente fino ai tre anni. Una volta che il bambino ha compiuto quest’età, io consiglio ai genitori di partecipare ai primi tre incontri. In questa prima fase il ruolo del genitore risulta infatti fondamentale. Se non conosco il bambino, egli può mediare la relazione, facilitandola e aiutandomi a scoprire le risorse e le difficoltà del figlio. Può raccontarmi qualcosa di lui, informandomi su ciò che lo infastidisce e su cosa invece gli piace.
Nei casi in cui il genitore lavori in acqua con me, se l’impostazione dell’attività e le esigenze della struttura lo consentono, prevedo un incontro senza il bambino. Un’esperienza che può risultare utile per comprendere come si muove l’adulto nell’acqua e quale sia il suo livello di consapevolezza corporea.
È importante offrire al genitore una preparazione introduttiva sia a livello corporeo che pedagogico, spiegando con massima chiarezza finalità, regole e obiettivi delle attività, senza alimentare aspettative miracolistiche e sottolineando la trama ludica del percorso intrapreso.
Il genitore deve capire in cosa consiste l’acquapsicomotricità e quali saranno le attività pratiche svolte. In questo senso può essere utile permettere al genitore di sperimentare direttamente quello che verrà proposto al bambino, così che possa comprendere in prima persona cosa significhi essere consapevoli del proprio movimento e della propria postura.

VAI AL CORSO